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EFFICIENZA EDILIZIA - Domande frequenti

EFFICIENZA EDILIZIA - Domande frequenti

L’efficienza in edilizia, acustica ma soprattutto energetica, si sta diffondendo in maniera sempre più capillare anche nel committente che, spesso profano della materia, inizia a domandare e a volte a suggerire soluzioni tecniche dell’involucro, spingendosi magari a proporre anche dettagli impiantistici.

Molte volte, anche le figure che dovrebbero consigliarlo non hanno solide basi di fisica edile e spesso le soluzioni che si adottano sono sbagliate o, magari, non si adattano alla specificità del progetto in questione.

Di seguito alcune considerazioni su concetti che normalmente sono diffusi sia fra gli addetti ai lavori che non e che magari necessitano di alcuni piccoli chiarimenti.

“Muri che respirano” – leggenda o realtà?

La definizione “muri che respirano” o perfino “case che respirano” viene spesso usata per caratterizzare una qualità dell’involucro edilizio, soprattutto i fan della bioedilizia utilizzano volentieri questi termini.

Per dirlo una volta per tutte: le case non respirano, e specialmente le case costruite in maniera razionale non hanno mai respirato.

Le pareti delle nostre case non devono respirare ma traspirare. La differenza è basilare in quanto non ci si può certo aspettare che con la sola traspirabilità dell’involucro opaco (i muri) si possa garantire la corretta ventilazione all’interno di un ambiente confinato.

È infatti noto da tempo che anche le pareti più traspiranti hanno una capacità di regolazione igrotermica circa cento volte inferiore rispetto alla possibilità offerta da una corretta ventilazione dei locali. Ciò significa che meno dell’1% dell’umidità passa attraverso i muri esterni!

La struttura delle pareti esterne potrebbe anche essere realizzata completamente ermetica (come del resto dovrebbe succedere …) senza che questo apporti dei significativi cambiamenti al contenuto di vapore dell’aria dei locali.

Ciò che spesso viene confuso con la “respirazione” delle pareti è invece la capacità di assorbimento dell’umidità da parte delle superfici interne e la diffusività degli strati esterni.

Una parete ben progettata deve infatti poter assorbire e compensare l’umidità presente nei locali. Questa umidità assorbita dagli strati interni della parete, non la attraversano, bensì la restituiscono nuovamente all’ambiente quando le condizioni igrometriche lo consentono. Altra caratteristica fondamentale della parete è la crescente diffusività al vapore che i materiali di cui è composta devono avere andando dall’interno all’esterno della stessa. Questo per lasciar diffondere liberamente verso l’esterno tutti gli eventuali accumuli di umidità presenti nella muratura.

Ventilazione degli ambienti: naturale o meccanica?

Poiché trascorriamo buona parte delle ore di una giornata in ambienti interni il benessere delle persone è fortemente influenzato dalla qualità dell’aria ambiente. La richiesta di aprire le finestre “perché non c’è più ossigeno” è così comune quanto sbagliata! Ciò che fa desiderare aria fresca non è infatti la mancanza di ossigeno, quanto l’apporto di biossido di carbonio (CO2), dovuto alla respirazione e le esalazioni fisiche di odori da parte delle persone.

Per avere un ambiente salubre le normative sono concordi nel stabilire un tasso di ricambio minimo igienico nell’ordine degli 0,5 volumi/ora, in altre parole si richiede in media una ventilazione completa dell’ambiente ogni due ore per garantire una buona qualità dell’aria ambiente.

Le strade per ottenere questa ventilazione possono essere due: naturale o meccanica

Fino a pochi anni fa la prima era l’unica che esisteva, si garantiva un ricambio d’aria incontrollato, magari dipendente dalle condizioni del vento, aprendo le finestre quando si “sentiva” odore di aria viziata (facendo uscire in questo modo il calore interno) e sfruttando gli “spifferi” delle finestre.

Oggi gli involucri delle nostre abitazioni sono più ermetici e le esigenze indoor hanno fortunatamente alzato il livello di qualità. Una ventilazione specifica e controllata è ormai necessaria.

La ventilazione naturale, anche quando eseguita considerando le effettive esigenze interne comporta i seguenti svantaggi:

  • impossibilità di ventilare durante le ore notturne. Quante volte ci siamo alzati la mattina sentendo l’odore di aria viziata nella nostra camera!,
  • apertura delle finestre su zone trafficate o dalle quali provengono odori sgradevoli provoca una bassa qualità del confort interno;
  • l’apertura delle finestre solo per un breve periodo provoca la classica “ventilazione a colpi” con i conseguenti disagi che ne derivano;
  • gli odori emanati all’interno degli ambienti vengono smaltiti con difficoltà, a meno di non creare fastidiose correnti d’aria (ammesso che si abbia le aperture sufficienti per farlo);
  • la protezione dalle eventuali infrazioni limita l’apertura delle finestre soprattutto per le abitazioni ai piani bassi.

Installando impianti per la ventilazione controllata tutti questi svantaggi possono essere evitati, inoltre rispetto alla ventilazione naturale si hanno i seguenti vantaggi:

  • rinnovo dell’aria costante anche nei periodi notturni;
  • garanzia di un ricambio d’aria indipendente dalle condizioni meteorologiche;
  • aspirazione degli odori direttamente dalle potenziali sorgenti (cucina e bagno);
  • le finestre possono rimanere chiuse per ridurre rumori, inquinanti esterni, insetti, ecc. Le finestre possono in questo modo essere usate solo per il piacere di aprirle!;
  • miglioramento da un punto di vista energetico in quanto l’eventuale scambiatore di calore dell’impianto preriscalda l’aria fredda in ingresso pulita con l’aria viziata ma calda in uscita. In estate il processo può essere inverso, in particolare nelle ore notturne;
  • con l’impiego di filtri sulla mandata si può depurare da pollini, polveri e altri allergeni l’aria in ingresso.

In tutto questo sintetico elenco relativo ai vantaggi della ventilazione controllata in luogo di quella naturale uno dei presupposti fondamentali perché i vantaggi, soprattutto a livello economico, dell’impianto meccanico si concretizzino sono una perfetta tenuta all’aria dell’involucro edilizio. Questa è la prima e fondamentale regola per il risparmio energetico delle nostre abitazioni.

Serramenti – l’importanza della posa a regola d’arte

L'evoluzione legislativa mirata al rendimento energetico ha portato, anche per i serramenti, un'evoluzione del prodotto. Sono diventati più performanti, più resistenti agli agenti atmosferici e più isolanti termicamente e acusticamente.

In tutto questo processo, la fase che non ha ancora beneficiato dell’avanzamento generale, è quello della posa in opera. Un passaggio insidioso e per nulla trascurabile per il raggiungimento della reale efficienza energetica del serramento che attualmente necessita ancora di molte attenzioni. Se l'installazione non è progettata ed eseguita con cura, la prestazione del serramento è compromessa. In parole semplici, un buon serramento posato male non è più un buon serramento.

Il punto focale in questa fase è ovviamente il giunto, collegamento fra controtelaio e muratura (nodo primario) e telaio e controtelaio (nodo secondario). Il giunto funge da barriera contro l'azione degli agenti atmosferici. Esso deve garantire la tenuta all'aria, agli spifferi, al vento, alla pioggia battente e all'acqua di stagnazione sul davanzale esterno della finestra.

Il sistema più comune per realizzare i nodi di sigillatura tra serramento e muro prevede semplicemente l’impiego di silicone e schiuma poliuretanica monocomponente. Infatti questi erano, e in molti casi ancora sono ritenuti tali, i materiali migliori per assicurare impermeabilita ai giunti anche se la verifica nel tempo sulla durata ed efficienza di questi materiali ha messo in risalto molti problemi.

Per avere performances garantite nel tempo la permeabilità delle fughe deve essere ridotta il più possibile mediante l’impiego di sigillature continue, resistenti, elastiche e facilmente sostituibili.

Schiume elastiche ed adesive oppure nastri autoespandenti dovrebbero essere impiegati per la sigillatura della parte mediana del nodo con funzione di isolamento termoacustico. Per la sigillatura lungo i bordi sono adatte le pellicole di tenuta. Sul lato interno devono avere un'alta impermeabilità all’aria e soprattutto al vapore mentre sul lato esterno devono invece avere un'alta impermeabilità all’aria ed alla pioggia battente e contemporaneamente devono essere permeabili al vapore. In questo modo eventuale umidità che si sia accumulata nel nodo può liberamente uscire verso l’esterno.

In sostanza bisogna ricordare che le finestre ermetiche ed una realizzazione a tenuta sono essenziali, altrimenti ciò che si risparmia da una parte (prestazione intrinseca del serramento) viene perduto dall’altra (errata posa).