Acustica

Consulenze per Acustica

Consulenze per Acustica

REQUISITI ACUSTICI EDIFICI

La progettazione e costruzione di edifici che difendano i loro occupanti dal rumore, garantendo comfort abitativo e tutela della salute, è normata dal Decreto DPCM 5/12/97 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” attuativo della Legge 447/1995 “Legge quadro sull’inquinamento acustico” che ne definiva i principi fondamentali.

COSA PRESCRIVE IL DPCM 5/12/97?

Il Decreto fissa i criteri e le metodologie per il contenimento dell'inquinamento da rumore e stabilisce i requisiti acustici passivi degli ambienti abitativi e dei loro componenti in opera, con il fine di ridurre l'esposizione umana al rumore (art. 1). Non riguarda pertanto sorgenti sonore esterne quali strade, ferrovie, ecc. per le quali sono stati emanati altri decreti attuativi della legge 447.

Il Decreto si applica a tutti gli edifici per i quali sia stata rilasciata Concessione Edilizia (o altra autorizzazione prevista) dopo il 20 febbraio 1998 (Circ. Min. Ambiente 9/03/99). Non vengono considerati gli edifici destinati ad attività industriali o artigianali, per i quali valgono le prescrizioni riportate nelle leggi inerenti problematiche di acustica in ambiente esterno e protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro.

Quando e dove si applica la norma?

Per ogni tipologia di rumore rilevabile all’interno degli edifici il decreto indica il parametro da utilizzare per il calcolo e il valore limite da rispettare in opera, a fine lavori, in funzione della destinazione d’uso dell’immobile. I requisiti acustici riguardano:

  • Isolamento dai rumori aerei tra differenti unità immobiliari. Definito dal parametro R'w; indica la capacità di una partizione realizzata in opera (parete o solaio) di limitare il passaggio di rumori aerei (voci, TV, radio, ecc.). R'w indica in sostanza quanti dB è in grado di eliminare la partizione, pertanto più il valore di R'w è alto, migliore è la prestazione di isolamento. In base alla definizione di unità immobiliare non ci sono prescrizioni per le pareti tra appartamento e vano scala comune;
  • Isolamento dai rumori provenienti dall’esterno (isolamento di facciata). Definito dal parametro D2m,nT,w; caratterizza la capacità di una partizione perimetrale di abbattere i rumori aerei provenienti dall’esterno e rilevati negli ambienti abitativi. D2m,nT,w indica in sostanza quanti dB è in grado di eliminare la facciata, pertanto alti valori di D2m,nT,w indicano migliori prestazioni di isolamento. Si specifica che i valori minimi consentiti riguardano solo i singoli ambienti abitativi (non l’intera facciata) e non dipendono dall’intensità del rumore esterno all’edificio;
  • Isolamento dai rumori da calpestio. Definito dal parametro L’nw caratterizza la capacità di un solaio di abbattere i rumori impattivi. Rappresenta praticamente i dB massimi che possono essere percepiti nell’ambiente abitativo disturbato (in genere l’ambiente sottostante), di conseguenza più basso è il livello di rumore misurato migliori sono le prestazioni di isolamento del solaio. Nel decreto non ci sono specifiche in merito al calpestio proveniente dalla scale comuni;
  • Isolamento dai rumori degli impianti a funzionamento continuo e discontinuo. Definito rispettivamente dai parametri LAeq e LASmax definiscono il massimo rumore rilevabile per gli impianti a funzionamento continuo (riscaldamento, aerazione e condizionamento) e discontinuo (ascensori, scarichi idraulici, bagni, servizi igienici e rubinetteria). Il livello di rumore riguarda il disturbo all’interno degli ambienti abitativi diversi da quelli in cui il rumore si genera, pertanto è possibile eseguire rilievi anche all’interno della medesima unità immobiliare.

Si specifica che, secondo l’Art. 2 comma 1-b della L. 447/1995, è ambiente abitativo: “ogni ambiente interno ad un edificio destinato alla permanenza di persone o di comunità ed utilizzato per le diverse attività umane […]”. Risultano pertanto non ambienti abitativi i bagni, corridoi, scale, depositi o ripostigli.

Chiarimenti normativi

Il DPCM, seppur vigente dal 1998, non ha mai avuto una sensibile applicazione e ha inoltre generato non pochi problemi, anche da un punto di vista legale, soprattutto nei rapporti fra costruttori-venditori e acquirenti. La situazione è da ricercare, in parte nella norma stessa, in quanto si tratta di un documento di poche pagine contenente imprecisioni e difficoltà interpretative, e in parte nella mancanza di sensibilità di tutti i soggetti coinvolti (progettisti, costruttori, enti pubblici) nel rispettare i requisiti imposti dalla norma.

Ulteriore confusione è poi nata con la Legge Comunitaria 2008 (recepimento della direttiva europea 200/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale) e con il successivo aggiornamento, Legge Comunitaria 2009 (n. 96 del 04/06/10). Nell’art. 11 (Delega del Governo per il riordino della disciplina in materia di inquinamento acustico) è infatti prevista la riscrittura di Decreti nazionali correlati con l’inquinamento acustico. In particolare il comma 5 dell’articolo riporta alcune informazioni inerenti l’applicazione del DPCM 5/12/97. Il comma recita:
In attesa dell’emanazione dei decreti legislativi […] la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi, fermi restando gli effetti derivanti da pronunce giudiziali passate in giudicato e la corretta esecuzione dei lavori a regola d’arte asseverata da un tecnico abilitato.

Con questo comma NON È STATO ABROGATO il DPCM 5/12/1997. Il Decreto resta in vigore e gli edifici devono ancora essere costruiti rispettando i limiti in esso definiti. In particolare i Comuni devono comunque richiedere a chi realizza l’immobile di documentare il rispetto dei limiti di legge. Il comma 5 infatti considera solo i rapporti tra privati, non tra costruttori e pubblica amministrazione.

Il “vuoto” normativo creato dalla Legge Comunitaria è stato riempito successivamente con la norma UNI 11367/2010 ma fino al momento in cui la nuova norma non verrà recepita in un nuovo testo di legge l’applicazione è facoltativa. Sostanzialmente la nuova UNI costituirà la base della nuova classificazione acustica degli edifici sulla scia di quella attualmente prevista per la certificazione energetica.

Le responsabilità legali

Nel caso che un edificio di nuova costruzione non rispetti i valori definiti nel DPCM 5/12/97 la responsabilità può ricadere su diversi soggetti:

  • Il progettista, nel caso non abbia considerato attentamente tali parametri in fase di progettazione o li abbia calcolati in maniera non corretta. Lo stesso dovrebbe infatti redarre un progetto acustico contente una relazione di calcolo previsionale sul rispetto dei requisiti acustici passivi (riferimento norme UNI EN 12354 e UNI 11175), le stratigrafie delle soluzioni analizzate oltre alle indicazioni di corretta posa in opera di materiali e sistemi costruttivi;
  • Il costruttore, nel caso abbia costruito in maniera non conforme al progetto acustico o nel caso non si sia preoccupato di verificare il rispetto dei requisiti nel progetto. Lo stesso dovrebbe controllare scrupolosamente la realizzazione dell’opera in conformità al progetto acustico eseguendo eventualmente, sia in corso d’opera che al termine dei lavori, misurazioni fonometriche utilizzabili all’atto di vendita come attestati di conformità;
  • Il Comune, nel caso non abbia richiesto la verifica dei parametri definiti dalla legge. Lo stesso dovrebbe preoccuparsi dell’avvenuta applicazione del DPCM acquisendo le necessarie certificazioni dell’avvenuto rispetto della normativa. Si specifica che il DPCM non obbliga a redigere relazioni e nemmeno ad effettuare prove acustiche, si limita a prescrivere il rispetto dei requisiti acustici in opera, pertanto la sola relazione di calcolo previsionale non è garanzia del raggiungimento della prestazione in opera;
  • Il committente, nel caso non si sia preoccupato di richiedere la verifica dei parametri alle figure citate in precedenza e decida successivamente di rivendere a terzi il proprio immobile. Lo stesso può richiedere al costruttore la documentazione che attesti il rispetto dei parametri definiti nel DPCM.